Cifre sul sonno

Una persona, in media, trascorre circa un terzo della propria vita dormendo. Il sonno necessario per sentirsi riposati ha una durata molto soggettiva e dipende dall’età.

Durante la notte, l’essere umano si sveglia conti­nua­mente senza rendersene conto. Sino a 30 volte si è nei limiti della normalità.

Esperimenti hanno dimo­strato che dopo tre giorni di totale priva­zione del sonno a scopo sperimen­tale, possono sopra­venire allucina­zioni e sinto­mi psicotici.

Stanchezza primaverile: cosa nasconde?

Le giornate si allungano, le temperature aumentano e viene voglia di salutare l’arrivo della primavera con lunghe passeggiate, uscendo di più o iniziando le pulizie di fondo. A molti però mancano le energie nonostante dormano a sufficienza: la colpa è della famigerata stanchezza primaverile. Ma cosa si nasconde dietro a questo fenomeno?

«Esistono pochissimi studi sulla stanchezza primaverile, in quanto non è considerata una malattia. Tuttavia, sono state fatte riflessioni teoriche in merito», spiega Dr. med. Helen Slawik. La dottoressa è responsabile del laboratorio del sonno e collaboratrice del centro di crono­biologia presso le cliniche psichiatriche universitarie di Basilea e in questo incontro ci illustrerà i possibili approcci per spiegare il fenomeno.

Un tempo, le stagioni scandivano il ritmo delle giornate molto più di oggi: gli esseri umani si adeguavano all’arrivo anticipato del buio e alle fredde temperature invernali dormendo più a lungo, prendendosi più pause di riposo e riducendo così il proprio metabolismo basale. Le lunghe e calde giornate estive, abbinate ai cibi ricchi di vitamine disponibili in quella stagione, al contrario, incrementavano la produttività.

 

Cambiamento nel bilancio ormonale

Secondo Slawik, la luce elettrica e il tempo che si trascorre nei luoghi chiusi hanno ridotto l’influsso delle stagioni, ma il loro effetto è ancora tangibile. Le lunghe notti invernali stimolano infatti la produzione dell’ormone del sonno, la melatonina. Con il passaggio alla primavera, avviene un cambiamento a livello ormonale: la crescente intensità luminosa inibisce la produzione di melatonina, favorendo invece un maggiore rilascio di un altro ormone, la serotonina. Slawik ritiene quindi che la stanchezza fisica sia dovuta a tale cambiamento dell’organismo. L’arrivo della primavera, inoltre, risveglia in molte persone il desiderio di fare più attività. Ma prima che il corpo si abitui a questo ritmo accelerato, ci vuole un po’. «In questa fase di transizione si registra quindi una maggiore discrepanza tra la voglia di fare e il fisico che fa fatica a tenere il passo.»

 

Luce, sport e vitamine

Per chi soffre di stanchezza primaverile ci sono però buone notizie: la stanchezza solitamente dura qualche giorno1 e chi ne è colpito può dare al proprio corpo un aiutino. Particolarmente utili sono le passeggiate mattutine. Slawik infatti spiega: «Il meccanismo che rilascia la melatonina è molto sensibile: esporsi a lungo alla luce solare e all’aria fresca subito dopo il risveglio è quindi una buona mossa.» Oltre a luce e buio, esistono però anche altri elementi che influenzano il ritmo della giornata: frutta fresca e verdure stimolano infatti il metabolismo, mentre l’attività fisica e i contatti sociali possono ridurre la stanchezza. «Infine, in questo periodo dell’anno gli interessati dovrebbero prestare maggiore attenzione ai propri bisogni individuali.»

Cambiamento del bilancio ormonale e maggiore bisogno di fare attività: ecco i probabili motivi per cui in primavera molte persone accusano una forte stanchezza.

 

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  1. Se invece la stanchezza è associata ad abulia e abbattimento e perdura oltre le due settimane, potrebbe trattarsi di depressione. In tal caso è consigliato consultare uno specialista.

 

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