Al telefono per fuga­re la pau­ra e scon­giura­re i contagi

Consulenze a distanza, nuove pau­re e insi­curez­ze e traccia­mento dei contat­ti: il nuo­vo corona­virus ha cam­bia­to il modo di lavora­re dei consu­len­ti della Lega polmonare.

 

Una mattina d’estate a Basilea: Denise Loren­zoni si siede alla scrivania e compo­ne un numero. Dall’altro capo del filo risponde al telefono un’anziana signora che soffre di bronco­pneu­mo­patia cronica ostruttiva (BPCO). In tempi normali, la consulente della Lega polmonare Basilea Città e Campa­gna le avrebbe suonato al campanello per farle visita di persona. Da quando è inizia­ta la pan­demia però vige la massima cautela: per questo si cerca il più possibile di avere collo­qui telefonici.

 

Se non ci sono i nipoti, ci sono gli hobby

Quando in marzo i casi di COVID-19 hanno iniziato ad aumen­tare espo­nenzial­mente, la Lega polmonare ha ridotto al minimo le visite a domicilio passando alla consulenza telefo­nica incentrata sull’as­petto psico­sociale. Denise Lorenzoni lo ammette: è stato un perio­do intenso.

 

Lei stessa ha fatto una telefo­nata dopo l’altra, e sem­brava che le chiamate in entrata non finissero mai. Du­rante l’emergen­za, le insicu­rezze e le paure hanno toccato da vicino i pazienti affetti da BPCO, in quanto rien­trano tra le persone particolar­mente a rischio. «In tanti hanno avuto molta paura di rima­ne­re conta­giati e morire di COVID-19.» In questi casi, l’aiuto più effi­cace è stato ripercorrere con precisione le regole di compor­tamen­to e d’igiene e confer­mare agli interessati che le stavano applicando correttamente. Spesso però le telefo­nate non sono state facili. «È difficile discutere una situa­zione proble­matica senza poter vedere la mi­mica o i gesti dell’interlo­cutore. E con chi già non è lo­quace di per sé si risente molto dell’assen­za di un contatto diretto.»

 

In tanti hanno sentito la mancanza dei nipotini e durante l’isolamento spesso non si è fatta abbas­tan­za attività fisica. Ma Denise Loren­zoni ha anche qualche storia posi­tiva. Molti anziani hanno ricevuto grande sos­tegno da vicini e cono­scenti e hanno risco­perto hobby come cucinare, fare i puzzle o costruire le macchi­nine con i Lego. «Mi è stata mostrata molta gra­titu­dine: perché ci siamo, ci interes­siamo e ascoltiamo.»

 

 

La Lega polmonare rintraccia i contatti

La pandemia di coronavirus ha mo­difi­cato ancora più drasti­camente il lavoro di Anick Leblanc Liaudat, responsabile del team di terapia domiciliare della Lega polmo­nare di Friburgo e dei suoi collabo­ratori. Ancora prima del confina­mento, l’ufficio del medico canto­nale di Friburgo aveva richiesto il sos­tegno della Lega polmonare per il traccia­mento delle catene dei contagi, il cosid­detto contact tracing. Questo perché la Lega polmo­nare di Fri­burgo, come anche la maggior parte delle altre Leghe canto­nali, già svolge indagini territoriali per l’indivi­duazione dei contatti per i casi di tuberco­losi e dispone quindi di com­petenze specifiche.

 

Durante una riabilitazione questa estate, tuttavia, si è resa conto che con la ginnastica di potenziamento e di resistenza può migliorare nettamente il suo stato. «Alla fine della riabilitazione sono riuscita a camminare 5 minuti più a lungo rispetto a quando avevo iniziato.» Un motivo più che sufficiente per iscriversi di nuovo alle «Giornate delle boccate d’aria PLUS». «Ora so che devo fare qualcosa per me.»

 

Appello alla responsabi­lità individuale

Se nel cantone di Friburgo una persona risulta positiva al test del coronavirus, viene contat­tata dalla Lega polmonare: «Le comuni­chiamo il risultato informan­doci sul suo stato di salute, spieg­hiamo come isolarsi e verifi­chiamo che abbia un modo di fare la spesa», spiega Anick Leblanc Liaudat. La Lega polmo­nare predis­pone anche un elenco dei contatti stretti che devono quindi mettersi in qua­rantena. «Molti dei contagiati non sono sorpresi di risul­tare positivi», commenta Leblanc Liaudat. «Altri invece non se lo aspet­tano, a volte la prendono anche molto male.» La frustra­zione in particolare dei lavo­ratori indipen­denti o di coloro che a causa dell’isolamento vanno incontro a difficoltà finanzia­rie è comprensibile. «Ma anche a queste persone ricordiamo calda­mente che si può sconfig­gere il virus solo se ognuno fa la pro­pria parte. E quasi sempre rius­ciamo a farlo capire.»

Ecco come affrontare l’isolamento

  • Mantenere la giornata ben strut­tu­rata.
  • Pianificare la giorna­ta il più preci­sa­mente possibile.
  • Utilizzare i contenuti multi­me­diali con consa­pevolez­za e in modo mirato.
  • Concentrarsi sui propri punti di forza.
  • Fare movimento.
  • Curare le relazioni sociali con videochiamate.

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